Nella realizzazione di dispositivi elettronici, ci sono diverse tecniche che permettono di fissare in maniera permanente, la circuiteria attraverso le saldature.

Tra di esse possiamo ricordare benissimo la tecnica Manhattan, la cui caratteristica principale consiste nel saldare direttamente i reofori dei componenti tra di essi su delle isole conduttive. Una moltitudine di prototipi e progetti definitivi sono stati basati su tale tecnica.

La piastra millefori, un’ulteriore soluzione, in taluni casi non risulta essere la ottimale, ma può rivelarsi ottima per la prototipazione di circuiti, oppure per la realizzazione di semplici circuiti per i quali non vale la pena produrre altri esemplari.

L’ultima, la più usata tutt’ora in assoluto, è il circuito stampato dedicato. Disegnato interamente sulla circuiteria del progetto, ha permesso nel tempo la produzione in serie di larga scala. Per questo motivo, è la soluzione ideale quando si intente produrre più di un esemplare in tempi brevi.

Delle volte però, avere la possibilità  di produrre anche, un solo esemplare di circuito stampato, permette di ottenere un lavoro molto pulito e di facile riproducibilità  futura.

Acquisire la capacità  di produrre un prodotto di tale fattura, non è impossibile, ma ci vuole una buona dose di pazienza per recuperare dei componenti e metterli assieme.

Il dispositivo che permette di ottenere ciò è il bromografo, ovvero un lampada UV temporizzata in grado di fissare le connessioni tra i vari componenti su una piastra ramata pre-sensibilizzata, precedentemente riportata su carta lucida trasparente.

Pochi minuti di esposizione, permettono di passare a una soluzione di sviluppo (generalmente soda caustica, NaOH) e successivamente alla fase finale di asportazione delle parti non necessarie all’interno della soluzione finale (cloruro ferrico, FeCl3). E voilà , il circuito è pronto per la saldatura.

Il bromografo da noi realizzato si compone di quattro tubi fluorescenti la cui accensione è comandata da una scheda a microcontrollore ATmega: l’Arduino Nano.

Il microcontrollore si occuperà  di accendere le lampade per il tempo prefissato e segnalare l’avvenuta esposizione della lastra.

Di seguito vedrete una serie di foto della realizzazione, inserita in uno chassis interamente in legno multistrato realizzato dalle abili mani di Gianni IK0JXV (già  IW0AKN), con il quale abbiamo realizzato questo componente necessario e sempre presente nel laboratorio di un appassionato di elettronica.

Il firmware caricato sulla scheda a microcontrollore è operativo e reperibile in rete (non è di mia creazione) anche se in questo progetto è stato modificato in alcune parti soggette a varianti avvenute in corso di realizzazione.